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Perchè l’Aupi sostiene liste per l’Ordine?

Quale l’interesse dell”AUPI a sostenere liste in occasione del rinnovo dei Consigli degli Ordini?

In Toscana, la lista denominata “Professione e Lavoro é sostenuta dall’AUPI Toscana.

Quale l’interesse dell’AUPI Toscana se dei 9 colleghi in lista 7 sono liberi professionisti che non sono iscritti né si iscriveranno all’AUPI,che non avevano neanche mai sentito parlare dell’AUPI,mentre solo 2 sono dipendenti pubblici e iscritti all’AUPI?
Ancora una volta la risposta sta nella storia. E’ la storia che ci aiuta a capire che non si tratta di brama di potere,come qualcuno scrive,ma della convinzione che solo la sinergia tra organismi diversi può mantenere e promuovere conquiste professionali avviate quasi 40 anni fa proprio dall’AUPI:sì, proprio 40 anni fa, quando ancora non esisteva l’Ordine degli psicologi.
L’AUPI nasce negli anni ”70,circa 20 anni prima dell’istituzione dell’Ordine professionale.In quegli anni ancora, in Italia, la Disciplina è coltivata in ambito accademico senza alcun interesse per la dimensione dell’intervento, cioé dell’esercizio della professione.Conseguentemente la professione di psicologo non riesce ad ottenere un riconoscimento dalla politica e dalle Istituzioni.Occorreva allora una forte Organizzazione che promuovesse e tutelasse la professione dal punto di vista giuridico e normativo.E’ questa la motivazione che sollecita alcuni psicologi a costituire l’Associazione Unitaria Psicologi Italiani(A.U.P.I.), che si fa garante della qualità dei contratti degli psicologi nella Pubblica Amministrazione, in particolare nella Sanità.Per quasi 20 anni, dunque,gli psicologi,ed in particolare i dipendenti, hanno come unico punto di forza l’AUPI.
L’istituzione dell’Ordine,nel 1989, rappresenta un ulteriore elemento di garanzia per la categoria:l’AUPI diviene un naturale alleato dell’Ordine nella promozione e nella tutela della dignità dell’attività professionale,cioé riguardo a quegli obiettivi che costituirono l’iniziale motore della sua nascita.L’intento di mantenere questa alleanza ideale,l’obiettivo di lavorare in sinergia utilizzando i diversi strumenti a disposizione sono comprensibili, allora, proprio se si conosce la storia dell’AUPI.
Certamente oggi ogni aderente all’AUPI ha ben presente che gli ambiti della nostra attività non sono più quelli prevalenti della Sanità e che la realtà sociale,culturale ed economica è ben diversa da quella degli anni ‘70:oggi occorre confrontarsi con incertezza,precarietà ed esasperata competività.Più che mai, dunque, occorre lavorare in sinergia,alleandosi e traendo reciproca forza dai diversi strumenti di cui si dispone.Oggi più che mai dobbiamo essere una Comunità professionale che fa gioco di squadra e non si divide in dipendenti della Sanità e liberi professionisti.
Cui prodest la divisione, quando tutti sappiamo bene che presentarsi divisi porta inevitabilmente a perdere qualunque battaglia?


Un assessore dimenticato

L’ Assessore alla Salute, Enrico Rossi, attiva posti di lavoro per gli psicologi ma l’Ordine lo dimentica

Il 9 maggio 2008 l’Ordine della Toscana organizzò un Convegno sulla Psicologia ospedaliera in Toscana.
Al Convegno partecipò l’Assessore Enrico Rossi in persona ed il suo staff tecnico, a testimonianza della serietà dell’impegno preso con l’AUPI di inserire finalmente gli psicologi anche nei Servizi ospedalieri.Con tale impegno si è colmata una grave lacuna assistenziale che strideva con l’altissima e riconosciuta qualità del Servizio sanitario toscano.Ma di questo Convegno, interessante per i contenuti e per le concrete prospettive occupazionali degli psicologi, é rimasto solo un breve Report riportato sul n. 1/08 del Giornale dell’Ordine della Toscana.Sebbene fosse stato preso l’impegno di pubblicarne gli Atti, tutto é caduto nel dimenticatoio.
Quale differenza con la rapidissima pubblicazione degli Atti della recente iniziativa sullo psicologo quale risorsa per il Territorio! Iniziativa, quest’ultima, che per quanto riguarda il settore Sanità, come ben sanno gli addetti ai lavori, non ha rappresentato nulla di nuovo e di concreto.Ben si è evidenziata questa mancanza di novità con la scelta di coinvolgere una stimatissima collega, la Dott.ssa Collu,che ha rappresentato molto bene la categoria quando era in servizio, ma che ora, già in pensione da un decennio, non può avere competenze sicure sulle novità, anche organizzative, intervenute da 10 anni a questa parte.A fronte di ciò a nessun attuale Direttore di U.O. di Psicologia é stato richiesto un contributo! Una scelta incomprensibile, che non fa che sottolineare un marcato disinteresse verso un settore,la Sanità, che continua ad essere comunque un settore occupazionale importante ed un settore in cui gli psicologi godono di un livello di riconoscimento pari a quello della categoria sanitaria più potente, cioé quella dei medici:grande motivo di orgoglio per tutta la categoria!

Perché solo un Report e non gli Atti, per valorizzare la sensibilità dell’Assessore Rossi e la nostra conquista?
Rileviamo come si stia parlando di posti di lavoro reali (leggasi Piano Sanitario Regionale) e non di prospettive di lavoro potenziali!


Decidere se votare come psicologo

Decidere se votare o no “pensando” come psicologo
(self-empowermwent)

Sono assolutamente convinta che non si debba “giocare a fare lo psicologo” quando, come sono solita dire ad amici e parenti,”si é fuori servizio”. Per questo, spesso, declino con cortesia la trappola del “tu che sei psicologa cosa ne dici”?.
Sono però altrettanto convinta che noi psicologi abbiamo acquisito come bagaglio personale una capacità di guardare alla realtà in un modo certamente peculiare,diverso da quello del senso comune e questo, a ben pensare,é un vantaggio:avere una visione relazionale delle situazioni,strumenti complessi di lettura dei propri comportamenti e di quelli altrui,essere capaci di analizzare il significato e le conseguenze delle nostre risposte emotive alle situazioni difficili che incontriamo, sono tutti “strumenti” utili innanzitutto per la gestione della nostra vita.
Questa é la premessa di una riflessione a proposito della tentazione, o decisione già presa, di non andare a votare.
La scelta della Facoltà di Psicologia non é casuale,ma frutto di una passione, di una curiosità verso il mondo delle RELAZIONI.Ed é difficile rinunciare ad una passione.E’ vero, il momento é duro per tutte le professioni ma per gli psicologi lo é particolarmente perché, paradossalmente, le potenzialità occupazionali sono in crescita ma quelle reali ,no.Viviamo una situazione molto particolare:da un lato la nostra Disciplina evidenzia sempre più il contributo che può offrire alla lettura della realtà e all’intervento su questa realtà.I Convegni ne sono una prova:tutti concordano su quanto saremmo utili ma poi…… proprio queste evidenze non si traducono in concreti sbocchi occupazionali.Frustrazione, amarezza,rabbia,senso di impotenza e disimpegno ne sono comprensibili conseguenze quando tali sentimenti sono vissuti per troppo tempo.Si finisce per rinunciare alle proprie speranze e per credere che nulla potrà cambiare.
Voglio però fare un ragionamento:immaginiamo di “essere in servizio” e di avere dinanzi a noi una o più persone(pz.,lavoratori di un’azienda,licenziati,etc) che ci parlano di vissuti assolutamente identici ai nostri.Come parleremo loro?Rimarremo impietriti e impotenti?Certamente no!Il nostro compito é aiutare a ri-trovare dentro di sé risorse e la speranza di potere gestire le difficoltà: empowermwent.Nell’attuale contesto economico,caratterizzato dalla scarsità di posti di lavoro e dalla drammatica perdita del posto di lavoro,nei Centri per l’Impiego dovrebbero trovare posto tanti psicologi proprio per svolgere questo lavoro di empowermwent:perchè questo é un lavoro da psicologo.E come non applicare a se stessi questo obiettivo visto che gli psicologi non sono esenti essi stessi da demotivazione per la perdita della speranza di svolgere il lavoro per il quale si è tanto studiato?
In conclusione:se l’Ordine non risponde alle nostre aspettative è legittimo sentirsi delusi.E della propria delusione occorre prendersi cura così come ci si prenderebbe cura della delusione di un cliente.Applicando a noi stessi gli strumenti che utilizzeremmo per gli altri,ritroviamo la rabbia che proviamo e traduciamola in azione perché sappiamo bene che se continuiamo a sentirci impotenti a cambiare una situazione,soccomberemo.In sintesi:io, pensando da psicologa, ritengo un dovere prendermi cura di me stessa e della categoria( visione relazionale).